GIOVEDI' 26 GENNAIO: A GENOVA SI PARLA DI DISSESTO IDROGEOLOGICO
Giovedì ventisei gennaio, a partire dalle ore 17:30 – presso la Sala Tonda del Centro Civico Buranello, sito in via Nicolò Daste 8, nel quartiere genovese di San Pier d’Arena – si tiene un dibattito, all’interno di uno spazio temporale dedicato ad una mostra di trentasei pannelli intitolata “Corsi d’acqua e di cemento”, sul tema “Dissesto idrogeologico, prevenzione, tutela dell’ambiente dall’acqua al fuoco passando per il cemento”; i relatori sono: Giovanni Battista Pastorino detto Gianni, consigliere regionale della Rete a Sinistra, e Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia di Legambiente Genova; ad organizzre la giornata è il gruppo politico Green Italia.
Dopo una veloce introduzione di tale Isabella, e la lettura di un brano, dedicato ai fiumi cittadini, tratto da un elaborato che ha partecipato al concorso che dà il nome alla mostra, la parola passa al rappresentante istituzionale: questi affronta il tema della discussione focalizzandosi in particolare sull’incidente capitato il diciassette aprile scorso quando, dalle condutture della raffineria Iplom, fuoriuscirono seicentomila litri di petrolio greggio che si riversarono nei torrenti Fegino e Pianega.
Egli fu tra i primi rappresentanti della politica ad arrivare sul posto, e ricorda la testimonianza di un abitante della zona che gli aveva riferito che, poco tempo prima del disastro ambientale, nel Pianega erano tornate a sguazzare le trote; ora il rio è di nuovo devastato, ed in più non c’è la possibilità di una bonifica completa: la Iplom non intende sostenerne gli enormi costi che deriverebbero dalla necessità di togliere il greggio da sotto i tubi che si trovano nell’alveo del torrente.
A seguire la parola passa all’Agostini; costui si lancia in una disamina della situazione dei rivi presenti nel quartiere: in buona sostanza, secondo l’esponente ecologista, i bambini della delegazione non conoscono i corsi d’acqua, quali ad esempio il Fossato, che la attraversano perché sono tutti – escluso il Polcevera, che però è inavvicinabile a causa delle strade costruite sui suoi argini – tombinati, così come lo sono ben ducentocinquanta su tutto il territorio genovese.
La chiusura è dedicata alla centrale a carbone dell’Enel che insiste sul porto di Genova; contrariamente a quanto deciso in precedenza dalla proprietà, essa resta aperta fino al 2018 per vendere energia alla Francia: questa, nonostante la presenza di ben ventisei centrali nucleari sul proprio territorio, si è ridotta a mendicare elettricità in giro per l’Europa perché ben sedici di esse sono chiuse in quanto veri e propri colabrodi da cui fuoriescono, andando ad inquinare i terreni sottostanti, sostanze radioattive.
Così facendo l'Enel ci guadagna, i francesi hanno ciò di cui necessitano, ed i genovesi si trovano a respirare ancora il particolato che è responsabile di un drammatico aumento dei casi di tumore nella popolazione che vive nelle vicinanze dell'insediamento inquinante; certo, nel caso di una chiusura definitiva della centrale a rimetterci sarebbero i lavoratori che si troverebbero "a spasso": come giustamente afferma il Pastorino, "siccome in questo caso ci troviamo di fronte al naturale conflitto tra lavoro e ambiente, sarebbe necessario che la politica, in quanto unico soggetto che potenzialmente potrebbe risolvere la questione, facesse consapevolmente delle scelte".
Genova, 27 gennaio 2017
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com